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“A me interessa la gente”… e la fotografia

“A me interessa la gente”… e la fotografia

Auto intervista pseudo ironica di uno che ama fotografare

Potrebbe essere questo l’occhiello di un’intervista decisamente inedita, dove l’intervistato è allo stesso tempo l’intervistatore.

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Pietro 1 – Dopo aver raccontato in questo blog mostre, convegni, eventi (tutti molto degni), parlaci un po’ del tuo evento, quello che hai realizzato con le tue foto a gennaio 2026 presso la Domus Pauperum a Perugia.

Pietro 2 – Intanto ti dico il titolo: “37 secondi, troppo umani per andare persi”. È stata la mia prima mostra personale, a 57 anni. Come dire, c’ho pensato un po’ prima di farla. Una grande gioia, grazie agli amici e alle amiche che sono venuti all’inaugurazione. Veramente tanti, oltre ogni mia più rosea aspettativa. Non avevo mai visto la Domus Pauperum così piena, eppure l’ho vista tante volte in questi ultimi anni. Tutte persone care che mi hanno emozionato e questo vale più di ogni altra cosa. In fondo è così per me. A me interessa la gente.

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Pietro 1 – Quindi ci vuoi dire che in fondo tu lo hai fatto per loro?

Pietro 2 – In un certo senso sì. Per me e per loro, cioè per noi. L’ho fatto per me, perché non volevo dimenticarmi di quelle fotografie con cui nel corso degli anni, ho cercato di rappresentare, a me stesso prima di tutto, una certa visione che ho sempre avuto dell’umanità. Un’umanità che a me piace definire “normale” e che invece, oggi appare eccezionale, nel senso che sta scomparendo, che è una eccezione. E invece credo che sia giusto per tutti, per noi, per voi, per loro, riscoprirla, riabituarsi a vederla, ricominciare a dare ad essa attenzione, la giusta considerazione e renderla eccezionale, nel senso valoriale del termine.

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Pietro 1 – Quindi vuoi salvare l’umanità? Scherzo ovviamente.

Pietro 2 – E invece io dico sul serio. Ci stiamo così rapidamente abituando a persone, luoghi, cose e foto che le rappresentano perfette, generate magari dall’intelligenza artificiale, che il divario tra noi e la realtà è sempre più grande. Cominciamo a non essere più in grado di riconoscere la realtà dalla finzione, a distinguere coscienza e conoscenza. Abbiamo smesso di provare empatia e curiosità verso gli altri.

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Pietro 1: Parlaci un po’ di queste tue fotografie così “umane”.

Pietro 2: Probabilmente sono io che proietto sulle mie foto, stati d’animo, pensieri, storie delle persone ritratte, quasi sempre sconosciuti, che quindi probabilmente non corrispondono alla relatà. Mi faccio un film insomma. Ma non m’importa. A me piace vedere le persone, osservarle, e quando vedo purezza e semplicità della figura e del contesto in cui si trova, non resisto e la fotografo. Non cerco la scena, cerco il momento. Una postura, un movimento, uno sguardo, un momento qualsiasi di ordinaria umanità.

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Pietro 1: La mostra di gennaio è terminata, quando si potrà rivedere? Mi hai fatto tornare voglia di vederla.

Pietro 2: Spero presto, sto cercando di portarla a Spoleto e poi, un po’ più lontano, a Nùoro nel mio paese natale, sarebbe una cosa bella. Intanto metto qui qualcosa così magari a qualcuno torna la voglia di provare interesse, condivisione, empatia, per la gente comune. In fondo è questo lo scopo della mostra. L’interesse per la gente, e per me, anche per la fotografia..