La coerenza è essenza

La coerenza tra parole e fatti è essenza stessa del fare politica e dell’essere politico. La coerenza non è di per sé statica, sorda difesa di convinzioni immutabili, quanto piuttosto dinamica, aperta al confronto con gli altri e al mutare della società. Ma quello che un politico e un partito affermano dovrebbe corrispondere quantomeno con quello che fanno o hanno fatto nel passato (sopratutto in quello recente). La memoria della politica non è corta, a differenza di ciò che probabilmente qualche politico crede o vorrebbe che fosse. Sopratutto in vista delle elezioni, è come se si volesse fare un reset di quanto detto e fatto finora, per ricominciare da zero proclamando quei programmi che più appaiono in linea con i sondaggi o quantomeno con il sentire della cittadinanza (o di quella parte di cittadinanza più vicina alle proprie idee). Quello che sta accadendo a Perugia, in vista delle imminenti elezioni comunali del 7 giugno (e quanto fra 1 anno succederà con ogni probabilità per le elezioni regionali), sembra ricalcare questo infelice scenario. Anni di scelte e azioni politiche ben precise a favore di pochi (ma forti) interessi (come quelli delle tre C, Cementificatori, Costruttori, Cavatori) e poi, come per magia, un programma che parla di turismo, di centro storico, di sviluppo sostenibile, di piccole e medie imprese, di sicurezza, etc… . Tutte le scelte sono legittime, sopratutto se sostenute dal voto e dal consenso popolare (a volte quasi plebiscitario); ma sventolare parole distanti anni luce con quanto fatto finora, e con quanto (con ogni probabilità) verrà fatto nell’immediato futuro, non è coerente, non è nell’essenza di una vera politica. Tutte le parole chiave del programma elettorale del centro sinistra, stampate nei cartelloni della città ad accompagnare i volti dei cittadini di Perugia, mi trovano d’accordo; sono quelle le parole su cui lavorare… Ma cosa è stato fatto (di positivo) per il centro storico negli ultimi anni, cosa per il turismo, cosa per uno sviluppo realmente sostenibile (che non sia delle “grandi opere”), cosa per la sicurezza, cosa per le PMI. Anch’io sono (sarei) un elettore di sinistra, se solo avessi visto un minimo (e magari un massimo) di corrispondenza tra il dire e il fare. Se solo il dire non si fosse trasformato in slogan e il fare non fosse stato sopratutto “costruire e cementificare”, piuttosto che valorizzare quello che di straordinario ha questa regione (ambiente, cultura, piccola e grande imprenditorialità).