Perugia… cuore e affari.

Il calcio è uno strano affare, anzi probabilmente non è per niente un affare. E’ prima di tutto sport, passione, cuore, amore per la propria città e bandiera.

Chiunque si avvicini al mondo del calcio con altri intenti o senza questi intenti, a qualsiasi livello (dilettantistico o professionistico) rischia di farsi male, molto male.

E’ chiaro che a certi livelli, il calcio può (anzi deve) essere gestito come un’azienda; obiettivi di medio e lungo periodo, programmazione economica, controllo di gestione, marketing e comunicazione, etc…

Ma questo non basta… occorre anche competenza, esperienza, capacità di coinvolgere l’intera comunità (paese, città, regione…) a cui una squadra ed una società di calcio, a vario livello, può fare riferimento.

Al Perugia manca da troppi anni questo valore aggiunto; l’amore (vero) per la squadra, per la bandiera, per il grifo, e forse anche la conoscenza di questo sport. E non solo da parte delle diverse proprietà e dirigenti che si sono succedeti negli ultimi anni, ma a volte anche da parte della stampa locale, dalla gente e dall’ambiente dedito più a criticare che a costruire o contribuire per la rinascita di questa gloriosa società sportiva.

Troppi interessi, tutti affaristici e individualistici; il risultato, una squadra e una società schiacciata dal suo passato, incapace di ripartire con umiltà, puntando magari sui giovani calciatori e sugli imprenditori locali. Gli imprenditori quelli veri, che sanno cosa significa fare affari e sanno che il calcio non è un affare come gli altri. Il calcio ha bisogno non solo di imprenditori, ma anche di gente che conosce veramente questo sport. Perchè non coinvolgere nel progetto di rinascita ex calciatori-allenatori-dirigenti che tanto hanno dato a questa bandiera? Competenza e… cuore!

Pietro