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Anima in Fabula

Anima in Fabula

Anima in Fabula è una mostra gentile. Non fatevi ingannare dai volti, a volte all’apparenza inquietanti, che incroceranno il vostro sguardo durante il percorso espositivo. Sono “solo” marionette o pupazzi. Non abbiate paura, al limite potranno solo agitare un po’ il vostro inconscio.

In fondo, come ci dice la mostra, sono figure “tra sogno e realtà”. Ed i sogni possono essere mostruosi, è vero, ma, concorderete con me che lo sono sempre meno della realtà che noi “umani” costruiamo.

Mariella Carbone è un architetto, lo so per certo (sorrido) prim’ancora che ce lo dica lei stessa all’inizio della visita. Che fortuna oggi trovarmi proprio là, a Palazzo Penna (a Perugia per chi legge da fuori) pochi minuti prima dell’inizio di una visita guidata alla sua mostra. E che sia lei a guidarla. Bellissimo.

Mariella ci spiega subito da dove ha attinto, come tanti altri, molte delle suggestioni ed ispirazioni delle sue opere. “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile deve essere proprio un pozzo senza fondo da cui tirare su non una semplice fontanella di buona acqua, ma una cascata irrefrenabile di personaggi grotteschi, loschi figuri, storie raccapriccianti. Una cascata di vita, insomma, di quella vera, non di quella edulcorata e falsa che arriva nel tavolo apparecchiato di tutto punto di noi “brava gente”.

Mariella, ci racconta, che fin dai suoi inizi a Napoli quando andava a San Gregorio Armeno a vedere come lavoravano gli artigiani (e allora si che c’erano i maestri), il tratto che le piaceva dare alle sue statuine era un tratto forte, una specie di “caricatura della caricatura”, dove lei non solo accentuava il segno ma dove aggiungeva, creava.

Ed è questo forse l’elemento che ha fatto si che Mariella procedesse in seguito verso una strada nuova, per niente facile, piena di zeta… stranezza e bellezza. Una “pupazzara” (ancora zeta) come lei stessa ama definirsi, che ha trovato nel teatro il suo “campo da gioco” e dove gli “allenatori” (i registi) la vogliono tutti in squadra, sul palco, con i suoi personaggi, le sue maschere, le sue marionette. E ci credo. Mariella è una bravissima artista che usa con maestria qualsiasi materiale, che sa fare, ma che non si “perde” nel fare. La sua forza creativa è troppo forte, sono troppi gli occhi dei personaggi che la guardano (a me farebbero paura) nel suo studio, vogliosi e pronti a prendere vita e a partire con lei per una nuova città, per un nuovo palco-scenico.

È un’emozione vedere muoversene uno dalle sue mani; è una ballerina, ci dice. È quasi commovente poi vedere il volto di quella bambina seduta sul banco; sembra che muova gli occhi mentre la sua creatrice, Mariella, le gira il capo.

La mostra di Mariella è un bel regalo per la città, inaspettato e per questo visionario. Portare questi personaggi “da teatro” in un spazio che di solito è riservato ad “altri di altre arti”, è cosa bella e giusta. La mostra rimane a Perugia fino al 6 luglio e (speriamo) forse oltre; è così gentile questa favola che sarebbe un peccato perdersela.

Fa bene all’anima.

Pietro Floris