La forza fragile della vita
Non sembra esserci nulla, neppure una goccia, nelle coppe che accolgono l’acqua dai teli soprastanti ripieni di argilla.
Appesi al soffitto del chiostro del MUMO (Museo San Francesco di Montone), i sacchi già oggi, ad una settimana dall’inaugurazione, non rilasciano più nulla, non sembrano essere più sorgenti di vita.
Eppure il ciclo è sempre stato quello e sarà solo quello se mai ripartirà. È un sistema primordiale che è stato capace di creare la vita in tutte le forme più incredibili in cui la stessa si è manifestata ed evoluta. “Figuriamoci se non pioverà più, se anche quest’anno non bagnerà i campi coltivati e gli orti dei nostri contadini”, dirà ancora qualcuno.
Alessia Galassi e Michele Ciacciofera mettono a nudo questa forza della natura, mostrandola fragile nonostante la sua immanenza. Sarà per questa sua apparente indistruttibilità che l’uomo l’ha data per scontata, le ha tolto il rispetto e l’ha completamente fatta sua. Privandola prima alle altre specie viventi, poi finanche a se stesso.
Sta perfino riuscendo a spezzare quel sacrosanto ciclo (ciclo che da il titolo all’opera): Terra, Madre, Madre, Acqua. Quell’uomo è lo stesso che pensa bene (male) di deviare il letto del fiume senza immaginare che il fiume prima o poi, quel suo cammino, se lo riprende; con una forza che a quel punto può essere solo distruttiva. Non si intravede nessuna speranza, non si attende alcun miracolo nell’installazione che i due artisti italiani hanno realizzato per il Museo umbro in collaborazione con Civitella Ranieri Foundation e Building.
Nel comunicato stampa che introduce alla mostra, c’è scritto tutto, come peraltro nelle relazioni scientifiche che da decenni ormai fanno (solo) bella mostra nei convegni sul clima in giro per il mondo. Ma è inutile il dialogo con chi ignora perfino la legge internazionale, figuriamoci per le leggi non scritte della natura. Per chi ammazza il prossimo per un pezzo di terra o per quello che c’è sotto alla terra. Figuriamoci se non è disposto a devastarla quella terra.
Provate ad andare nell’incantevole Montone, a visitare l’opera di Galassi e Ciacciofera. Fino al 10 giugno c’è ancora tempo.
L’installazione nonostante la mia descrizione greve, è un’opera di bellezza gentile, come gentile è il personale che ti accoglie al Museo. In fondo quegli uomini e quelle donne, come Michele e Alessia, siamo anche noi. Forse allora…
Pietro Floris
















