La disciplina e l’amicizia di Arnaldo

Ho avuto la fortuna e il grande piacere di conoscere Arnaldo Blasetti e incontrarlo più volte nel corso degli ultimi anni, grazie ai rapporti di profonda amicizia tra la mia compagna e i suoi genitori e la famiglia Blasetti. Mi piace ricordarlo, qui nel mio blog, per il bel rapporto di simpatia e il fervido scambio di idee e opinioni che si creava ad ogni incontro.

Dal mio punto di vista, Arnaldo oltre che persona cara era prima di tutto un professore d’arte (di disegno dal vero e decorazione plastica, per l’esattezza); non perché fosse stato mio insegnante, i miei studi e i miei luoghi sono stati molto distanti dai suoi insegnamenti, ma perché, cosa curiosa, mi ricordava per tanti aspetti mio padre, altro “prof” (di italiano e latino, questa volta). Conosco bene, quindi, l’indole e la professionalità di un insegnate che ama il suo lavoro, e la modestia e il rigore nell’esternare la propria arte e il proprio sapere ad un pubblico più ampio di quello ristretto, quanto prezioso, della propria famiglia.

L’unica forma d’arte a cui io mi avvicino è la fotografia, e proprio su questo che parlavo con Arnaldo. Ci piaceva vedere e commentare le fotografie dell’uno e dell’altro, le mie per lo più riprese negli ultimi anni in digitale, quelle di Arnaldo stampate su carta in bianco e nero oppure impressionate sulla pellicola di una diapositiva. Io e Arnaldo pensavamo entrambi che la pellicola e la stampa manuale avvicinavassero la fotografia all’arte, più di quanto avrebbe potuto fare il digitale; io, però, cercavo di convincere Arnaldo dell’efficacia delle nuove tecnologie e di Internet in particolare, come mezzo per rappresentare anche – perché no? – la propria arte. Ma con Arnaldo era difficile battere questa strada.

Mi ricordo le lunghe discussioni per stabilire se e quanto, fotografando le sue opere con la mia camera digitale e poi andando a stampare da un service specializzato, avrei potuto essere fedele ai colori dei suoi aquerelli. Il suo non era timore della mia incapacità o di quella del più potente dei plotter quanto, piuttosto, dei limiti intrinsechi che ogni mezzo meccanico o digitale che fosse, avrebbe potuto avere nel rappresentare alla perfezione la realtà. Figuriamoci Internet e i computer con le loro differenti percezioni (e a volte distorsioni) del reale. Mi sarebbe però tanto piaciuto accompagnarlo in questo percorso alla scoperta del nuovo, che diventa straordinario se realizzato da chi ha veramente la padronanza e la conoscenza della propria arte.

Ora che ho visto il bellissimo catalogo delle sue opere che ha realizzato la sua famiglia (la moglie Maria e la figlia Annamaria) (Arnaldo Blasetti “Una vita d’artista” di Antonio Carlo Ponti e Paolo Nardon, Fabrizio Fabbri Editore) e la mostra delle sue opere (Arnaldo Blasetti “Una artista umbro del Novecento”, Perugia ex chiesa di Santa Maria della Misericordia), mi compiaccio che tante persone abbiano potuto e possano vedere e apprezzare i suoi dipinti, acquerelli per lo più (ma non solo), così fantastici non solamente per la loro bellezza ma per l’immaginario a cui conducono.

Paesaggi, molti dei quali dal “formato panoramico”, per riprendere un concetto caro alla fotografia, di luoghi forse reali, forse immaginati, ma tutti così veri e riservati alla bellezza e alla disciplina artistica, come solo l’amico Arnaldo sapeva fare.

Ciao ancora Arnaldo, Pietro.