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Le ragazze cattive

Le ragazze cattive

Erano viste così dal nascente partito nazista “le ragazze del Bauhaus“. Ragazze ribelli, rivoluzionarie (forse si, ma solo nell’arte), fuori legge? No. Erano semplicemente donne e alcune di loro ebree. Le studentesse di questo nuovo modello di scuola d’arte, che nel 1919 Walter Gropius decise di fondare a Weimar, nel cuore della Germania, dopo oltre 100 anni “fanno ancora scuola”, è proprio il caso di dire, e la loro storia è un monito per tutti noi!

Ad esse il CAOS di Terni (Centro Arti Opificio Siri) ha dedicato una bellissima mostra (a cura di Carlo Terrosi, presidente della Cooperativa Le Macchine Celibi, con la consulenza scientifica di Roberto Terrosi, ex docente di estetica all’Università di Sendai) che ho avuto la fortuna di visitare ieri, 26 gennaio, nel suo ultimo giorno di apertura!

Chiedo venia, cari lettori e care lettrici, non l’ho saputo prima se no ve lo dicevo…

Cosa doveva essere, cosa è stato e cosa lascia oggi a noi, questa “casa del costruire” (questa la traduzione della parola “Bauhaus”), che chiuse a Berlino nel 1933 (dopo essersi trasferita qui nel 1932) a causa dell’ascesa del nazismo e delle restrizioni imposte dal regime.

Doveva essere, ed è stata, una scuola diversa da quelle tradizionali, basata sulla collaborazione tra maestri e allievi. I principi del Bauhaus, erano allora incredibilmente innovativi, tanto da essere attuali anche oggi. Leggere per credere…

  1. Arte e artigianato, per un’opera d’arte completa. Walter Gropius invita pittori, scultori, architetti e designer a ritrovarsi nella figura dell’artigiano
  2. La forma segue la funzionalità
  3. L’importanza del materiale
  4. Sostenibilità
  5. Innovazione e ricerca

Ma cosa lascia oggi veramente il Bauhaus? Certamente è “un tributo” e, come si legge nella pagina di presentazione della mostra nel sito web del CAOS di Terni, “un atto moralmente dovuto a Margarete Heymann, vittima di soprusi del governo nazista, ingiustamente emarginata a causa di discriminazione razziale”.

E farlo oggi, 27 gennaio, nella Giornata mondiale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto, è ovviamente particolarmente importante, perché ci aiuta a capire cosa è successo in Germania in quegli anni prima dell’avvento del nazismo e come è potuto accadere il genocidio degli ebrei.

Per comprenderlo è utile leggere quello che diceva – a metà degli anni ’20 – Hitler, allora “solo” segretario del nuovo partito nazista prima che diventasse quello che è diventato, a proposito del ruolo della donna nella società tedesca dell’epoca. Vi riassumo il suo delirante pensiero sulle donne tedesche di quegli anni che – come le “ragazze del Bauhaus” – intendevano applicarsi alle arti e all’artigianato, così come ad altre attività e mansioni prettamente riservate agli uomini: “Le donne, per il loro bene e perché siano valorizzate in quanto tali, non potendo riuscire a raggiungere gli stessi traguardi degli uomini in questi lavori, è preferibile che si dedichino alla casa e alla famiglia”. Un pensiero certamente che f parte anche di un’epoca, ma che proprio perché espresso da colui che concepiva come “esseri inferiori” chiunque non fosse ariano tedesco, esprime molto di più di quello che sembra.

L’odio assassino del partito, poi regime nazista, contro gli ebrei trovò dunque il “nemico perfetto” in Margarete Heymann – ebrea di nascita ed una delle prime a studiare e a formarsi al Bauhaus fino a diventare un’illustre designer di ceramica – che dopo la morte del marito, portò avanti la Haël Workshops for Artistic Ceramics, importante azienda tedesca di ceramiche, inserendo le linee Bauhaus nei loro manufatti dell’epoca e facendoli diventare veri e proprio oggetti di design d’avanguardia.

Margarete Heymann ricevette ben presto pesanti attacchi personali da parte dei nazisti e negli anni ’30 fu costretta a chiudere la fabbrica, subendo un vero e proprio processo di arianizzazione.

Il pastore luterano e teologo tedesco Martin Niemöller (1892-1984) scrisse: «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare».

Grazie al CAOS di Terni, luogo di arte e di cultura non convenzionali, per averci questa esposizione che, così necessaria, così giusta, così vera, così bella.

Pietro Floris (no AI)

Sotto alcune mie foto, piccolo omaggio a questo grande evento…