Piegaro, trasparente come il vetro
Cosa mi stavo perdendo!
Erano decadi che non tornavo a Piegaro, a un tiro di schioppo da Perugia, eppure all’apparenza così lontano.
Un paese fra i boschi, ricco di frazioni piccole quanto sorprendenti, come Greppioleschieto o la vicina Mongiovino vecchia, che però è nel confinante comune di Panicale che con Piegaro condivide tanti di questi “microborghi” così affascinanti.
Qui il tempo sembra essersi fermato eppure la vita in questi paesi più che guardare al passato sembra mirare al futuro.
C’è così tanta aria di buona vita in questi luoghi che i pochi abitanti che ci vivono o che ci tornano in ogni weekend, sembrano aver compreso meglio di chiunque altro il senso di una esistenza più sana e più profonda.
Piegaro ti accoglie con dei piccoli parcheggi attorno alle mure; lascia subito la macchina e cammina. Non cercare nulla in particolare ma scoprilo attraversandolo lungo le sue viuzze e saliscendi, finché non troverai quello che è il suo vero gioiello, un gioiello “di vetro” ma forte, per niente fragile, come sono un vetro ben temprato può essere.
Il Museo del Vetro di Piegaro racconta di una storia antica fatta di lavoratori e lavoratrici. Anni duri dove il lavoro probabilmente non aveva neppure una piccola parte della tutela e delle condizioni di sicurezza che gode oggi, anche se ancora tanta strada bisogna fare. Ma dove – questo sì ed è sempre più cosa rara – si creava una bellezza preziosa quanto utile, grazie alla maestria di artigiani del vetro e delle donne impagliatrici di fiaschi.
Come è ben tenuto questo museo e come è gentile la signora che ci apre e a cui chiedo una foto con in mano l’ultimo libro appena edito. Il museo sorge proprio nei luoghi originari di produzione, dove una volta c’era la fabbrica. Qui i residui del vetro in lavorazione creano delle vere e proprie colate e dei pavimenti color verde petrolio che solo forse qualche fachiro riuscirebbe ad attraversare incolume senza tagliarsi; è il contesto ideale per esporre appoggiate quasi per caso – ma nulla qui è appoggiato senza la giusta cura, alla le vetrate artistiche che raccontano di prestigiosi e facoltosi committenti e dove le forme (il design si direbbe oggi) dei fiaschi e delle piccole e grandi bottiglie dagli usi più vari, trasmettono una bellezza così antica e ancora così affascinante e attuale.
L’augurio è che questo museo continui a tramandare con forza questa grande tradizione e questa non si disperdi mai, anzi alimenti il desiderio di artigiani e artisti di oggi e di domani, di tornare a fare di Piegaro e dintorni, una piccola capitale del vetro. Laboratori artistici per grandi e piccini, visite guidate, il Festival del Vetro che in questa edizione 2025 si terrà a fine maggio, primi di giugno; sono tante le iniziative che questo museo propone tuto l’anno per stimolare il territorio in questa direzione.
Tornare a fare di Piegaro e dintorni una piccola capitale del vetro. Un ritorno al passato? Perché no!
E che bello aver trovato aperto questo museo, in una mattina qualsiasi durante i ponti del 25 aprile, nonostante in paese ci fosse poca gente. Segno che qui ci tengono alla propria storia e che questa storia può ancora delineare il suo futuro.
La storia in questi luoghi indica una strada, un futuro che non ha la velocità frenetica di quello che altri raccontano, ma che – se veramente compreso – potrà dare a tanti già oggi e ancor di più domani, un futuro più vero. Migliore.
E a fine giornata, di rientro, m’imbatto e non per caso in un altro luogo magico, nella frazione piegarese di Cibottola, la Tenuta sospesa. Un piccolissimo borgo vacanze quasi nascosto da una cintura di bellissimi alberi che lo avvolgono custodendolo e lo incorniciano come se fosse un quadro; una vera opera d’arte che solo la natura e chi veramente la ama può creare.


























