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A Bevagna in cammino… per la giustizia e la pace

A Bevagna in cammino… per la giustizia e la pace

Si è svolta ieri sera martedì 30 aprile, presso l’Auditorium Santa Maria Laurentia, l’assemblea dal titolo: “Bevagna, in cammino verso l’incontro dei movimenti popolari italiani con Papa Francesco” organizzata da Omnes oltre i confini ODV (aderente alla Rete dei Numeri Pari).

Omnes guidata da quelle che io considero tra le persone più attive ed efficaci nel sociale della nostra regione, Livia Trigona e Fabio Belardoni, ha organizzato questo incontro in occasione della Settimana della Cultura della Pace, per interrogarsi su come intendere la pace nel contesto dell’Umbria e su quali processi si possono intraprendere per costruirla.

E, cosa distintiva rispetto ad altre iniziative e processi e per questo assai meritevole, lo ha voluto fare prettamente secondo il punto di vista dei movimenti, comitati e associazioni che in modo attivo e su più ambiti, operano quotidianamente sul territorio. Questo confronto e dibattito si è posto e si pone l’obiettivo di produrre istanze che poi verranno portate all’Arena di Pace di Verona il 18 maggio 2024, presieduta da Papa Francesco.

L’assemblea è stata, lo dico subito, un’occasione di crescita e di confronto bellissima e molto importante. Gli interventi dei relatori del convegno sono stati forti, direi illuminanti per chi riesce a trovare il coraggio di, uso una metafora, “mettersi in cammino in un periodo buio come quello che stiamo vivendo”. L’intervento di presentazione di Livia Trigona mi ha trasmesso appieno proprio quel senso di inclusività e dialogo che vi dicevo prima e che ammiro da tempo in loro, di Omnes. Dopo Livia anche ha portato i saluti dell’amministrazione comunale il sindaco di Bevagna Annarita Falsacappa che ha colto l’importanza dell’evento evidenziando la grande partecipazione in sala e il valore pe il territorio di eventi come questi. Dopo di lei, Giuseppe De Marzo della Rete dei Numeri Pari, ha tracciato la linea del percorso straordinario, nel senso anche di fuori dall’ordinario, che un Papa come Francesco ha avuto il coraggio di intraprendere ascoltando le istanze dei movimenti dal basso, quasi a voler stabilire con loro un contatto diretto, non mediato e libero dai compromessi. Un passaggio di De Marzo mi ha particolarmente colpito, quando ha parlato di “aggressione”. E non di uno stato sull’altro, ma di un certo sviluppo economico, ingiusto nel sociale quanto deleterio per l’uomo e la terra, che in qualche modo ci aggredisce, in quanto va prepotentemente contro la nostra volontà e i nostri interessi di esseri umani.

Altro intervento da far “accapponare la pelle” quello di Maurizio Simoncelli dell’Archivio Disarmo, che ha fatto vedere e ha spiegato nel dettaglio i numeri impressionanti su scala mondiale e nazionale, della corsa al riarmo. Una corsa lunga e veloce che da decenni ormai ha preso un trend allarmante per tutti gli uomini e le donne della terra. Simoncelli ha messo in evidenza la follia di questo processo che sembrerebbe inarrestabile, ma che si può, ci sono casi da prendere come esempio, contrastare con l’informazione e la protesta.

Infine, l’intervento sulla cultura della pace e la non violenza di Leonardo Magnani con cui ho anche avuto il piacere di intrattenermi dopo la conclusione dei lavori, e che ha illustrato con esempi calati anche nella realtà della vita quotidiana di ognuno di noi, dalla scuola alle relazioni interpersonali, quanto sia importante lavorare sulla gestione del conflitto con pensieri, modalità, strumenti, azioni di non violenza, prim’ancora che “perseguire la pace facendo la guerra”.  Quello che Magnani riesce a rappresentare con estrema efficacia è proprio la propensione alla pace, al dialogo, al confronto, alla comprensione delle origini del conflitto, che è umano e che come tale non va eluso o contrastato con azioni di forza e di violenza, ma va accettato, gestito, reso appunto non-violento.

Tornando al Giardino…
Anche noi siamo stati invitati come associazione “Il Giardino di Francesca” e siamo andati insieme a Chiara Giannelli del Centro Pace Assisi, con cui collaboriamo da anni. Questo, il semplice invito, mi ha reso particolarmente felice. La nostra come molti di voi sanno è una piccola associazione che dal 2013 da quando ha iniziato ad operare, ha fatto diverse attività benefiche territoriali come la spesa sospesa, donazioni a scuole o a campi estivi, etc… poi nel 2022 è scoppiata la guerra in Ucraina a seguito dell’invasione della Russia sull’Ucraina appunto, abbiamo cominciato a fare delle riflessioni e ad assumere un impegno ben preciso. Abbiamo inviato piccole somme di denaro ripetute nel tempo a decine di famiglie ucraine in grandissima difficoltà di salute ed economica e lo abbiamo fatto grazie ad un amico di fiducia che era in stretto contatto con loro. E siamo andati avanti per più di un anno, nonostante nel frattempo anche qui da noi in Italia, le sensibilità nei confronti di questa guerra cambiassero un po’ rispetto al forte impatto emotivo iniziale.

Quest’impegno così forte e importante dell’associazione che ho fondato e di cui sono presidente, mi ha fatto capire che anche le associazioni come i cittadini devono essere parte attiva, e non semplici protagonisti, nei processi che possono portare alla pace e ad una maggiore giustizia sociale ed ambientale.



Ho capito che non è più possibile neppure per le associazioni, come per i cittadini, essere o rimanere neutrali o spettatori passivi di fronte a certe questioni così importanti e per le quali molto spesso, la politica sembra non essere in grado o non volere trovare soluzioni giuste, eque ed efficaci. Questo non significa, a mio parere, “far entrare la politica nelle associazioni”, ma significa discutere, condividere, partecipare, sensibilizzare anche all’interno delle associazioni, come all’interno di una famiglia o di un qualsiasi altro gruppo di persone, argomenti che sono fondamentali per ognuno di noi e per le nuove generazioni e per i quali non possiamo non prendere posizione, soprattutto se ci sentiamo traditi da chi ci rappresenta. Pensiamo alla pace, al riarmo, alla crisi climatica, al modello di sviluppo che, chi ci governa, nonostante i proclami green, continua a perseguire.

Questo concetto, sia come cittadino che come presidente dell’associazione, lo ho quindi applicato anche ad una lotta ambientale e sociale del territorio in cui vivo, Perugia, e su cui da molti anni prima ero impegnato. Che è il Nodo di Perugia. Per chi non conosce bene la questione, si tratta del progetto di una nuova superstrada, tratto super stradale, del tutto inutile (un vero e proprio spreco di denaro pubblico, pari a poco meno di 500 milioni di euro) e deleterio per la comunità perugina da un punto di vista ambientale, sociale ed economico. Oltre 120 espropri fra famiglie e aziende, due zone speciali di conservazione, massima tutela ambientale europea, violate, un mega viadotto sul fiume Tevere, in sopraelevata e in zona alluvionabile, un consumo di suolo abnorme pari a quasi mille ettari vale a dire a 130 campi da calcio per appena 7 km, tra strada e cantieri e per lo più su campi agricoli. Alterazione del paesaggio di pregio e fortemente identitario per la zona, alla faccia dell’Umbria Cuore Verde d’Italia etc…

Una questione di giustizia sociale, economica ed ambientale alle porte di casa nostra quindi, e anche una questione formale e sostanziale di partecipazione; nessun coinvolgimento dei cittadini né prima né durante l’iter progettuale. Trasparenza zero, quasi sempre negati gli accessi agli atti per poter acquisire le informazioni necessarie a fare istanze e ricorsi sulle caratteristiche, l’iter e l’impatto del progetto. Una lotta resa possibile grazie alla forza dell’unione, alla rete che hanno fatto oltre 30 organizzazioni locali e non, comitati cittadini come quello di Collestrada, Salviamo Collestrada, o la Consulta dei Rioni di Ponte San Giovanni, associazioni di importanza nazionale come Italia Nostra, il FAI, Lega Ambiente, Fiab Perugia Pedala, etc…

Una rete resa effettiva da un coordinamento dal nome esplicito “Sciogliamo il Nodo” che con la sua presidente, Simonetta Cianetti, ha coordinato per anni le associazioni, ha informato i cittadini (oltre 10 le presentazioni pubbliche del progetto stradale a fronte di ZERO di quelle dell’istituzione proponente, anzi per correttezza di una sola a porte chiuse e riservata a pochi…); ha raccolto oltre 16mila firme contro l’opera e migliaia di euro per poter fare ricorso straordinario al Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Bisogna crederci, non bisogna rimanere neutrali e farsi schiacciare dalle ingiustizie. Lo possono fare anche le associazioni piccole come il Giardino, lo possiamo fare tutti, insieme. Insieme a tante altre realtà piccole, grandi, non importa, cittadini, imprese, perchè no, comitati, associazioni etc… Realtà come quelle tante del territorio umbro che erano presenti ieri sera e con le quali ho avuto il piacere di condividere idee, contenuti, lotte.

L’incontro di ieri grazie ad Omnes e agli ottimi relatori ci spingono a fare questo.

Tutte e tutti, insieme, in cammino… per una speranza ed un’azione che ci auguriamo l’incontro del 18 maggio a Verona con il Papa, riesca a darci.

D’altronde è un nostro diritto, nulla di più.

Pietro Floris